Moregallo, Lecco

Primo giorno di Agosto. Ferie. Ecco la telefonata dal mio primo istruttore e amico, Max, che con voce entusiasta e senza lasciarmi parlare mi propone un’uscita. “Ciao Carlotta! Ho trovato la via, o meglio, sono due! Al Moregallo!” Io “Sul Moregallo ci sono ancora vie ”sconosciute?” lui ” Si, si! Via Raffaella e via Carolina! Ci vediamo domani mattina alle 7:00.

Riaggancio il telefono perplessa e immediatamente, come di consuetudine cerco sul fatidico sito Gulliver le vie di cui Max mi ha parlato. Niente. Provo altri siti. Niente. Finalmente dopo svariate ricerche, trovo qualcosa su un sito gestito da arrampicatori di Valmadrera che per sbaglio si erano avventurati sulla parete Nord, alla ricerca di queste misteriose vie. Voi direte Parete NW del Moregallo?? Ebbene sì. Perplessa decido di fidarmi e l’indomani, di buona lena, ci alziamo per metterci in viaggio verso la montagna.

Dopo 1 ora di auto alle ore 8.00 carichi come dei muli partiamo. L’avvicinamento sarà di circa un’ora. La ferraglia era stata divisa equamente nei due zaini (corde, rinvii, moschettoni, friends, chiodi, martello ecc..). La via teoricamente avrebbe dovuto essere attrezzata con qualche chiodo e qualche spit, ma non trovando relazioni in merito per sicurezza partiamo con tutto.

In sostanza per raggiungere le vie avremmo avuto bisogno di risalire tutta la montagna e appena scollinati alla bocchetta di Sambrosera ridiscendere per 200 metri e trovare l’attacco. Ma… giunti alla bocchetta, in perfetto orario, ci ritroviamo a vagare, completamente smarriti. Arbusti, canaloni, canalini, rocce, erba…Niente. Cerchiamo di orientarci con il sole, ma ci sembrava impossibile scendere dal lato nord, dove dovrebbe essere orientata la via. Così abbandoniamo gli zaini spinti a trovare lo sperone di roccia detto ‘Corno di Braga’.

Con in mano una foto del libro da cui Max aveva tratto ispirazione e con il naso all’insù giriamo tutta la zona. Le ore passavano e noi iniziavamo a perdere la pazienza, inoltre il caldo pazzesco non ci dava certo una mano. All’alba delle 12:00 recuperiamo gli zaini e sconsolati decidiamo di scendere a valle.

Perse tutte le speranze, qualche settimana dopo Max, a mia insaputa, torna da solo e senza zaino, alla ricerca del Corno di Braga. Quel giorno mi arriva la telefonata “Trovato!!!” grida Max. Io stupita da quell’affermazione gli chiedo di cosa stesse parlando e lui emozionato esclama “Il Corno, le vie!!! Dobbiamo tornarci” Oh no, penso tra me e me, tornare là, un’altra volta? Ma come sempre capita in montagna.. non ci si può certo rifiutare.

Quindi la domenica successiva partiamo, zaino in spalla, questa volta a supportarci c’è anche Filippo. Dividiamo la ferraglia e si parte. Ore 8.00 si incomincia a camminare. Dopo circa 1 ora e 30 e grazie all’aiuto di due ometti costruiti da Max per ritrovare il punto in cui ridiscendere il pendio, eccoci all’attacco. Un bel ragno ad aspettarci.

Ora che siamo qui riconosco ogni cosa della foto. I pratoni sottostanti, la vista del lago e naturalmente il Corno. Ovviamente dopo aver salito la via Raffaella, abbiamo rifatto il sentiero che dalla cima riporta all’attacco e abbiamo intrapreso l’arrampicata anche della via Carolina. Ora ci sediamo al bar, ciascuno con la sua birra. Questa volta però si festeggia.

Non svelerò altro della salita. In via sono presenti qualche chiodo, alcuni spit vecchi e poco usati. Abbiamo integrato tutta la salita con friends, comprese le soste.

Carlotta