Pensieri invernali di un climber

Per chi arrampica il contatto con la roccia é una sensazione particolare. Appena i polpastrelli si appoggiano, comincia l’avventura, il cervello si svuota e i pensieri spariscono, brutti o buoni che siano. La concentrazione sale. Ci siamo solo noi, la roccia e il compagno che ci assicura. Una forza non definita ci spinge verso l’alto. Mani e piedi seguono la linea appoggiati su piccole tacche e minuscoli appoggi. La respirazione si sincronizza al movimento. Come un rumore lontano, gli alè del compagno e il click dei rinvii.

Non è facile da spiegare tutto questo. È come essere isolati da tutto, vero, ma è comunque uno stato fisico-mentale apprezzabile e unico. Un estasi che si incontra solo quando le ansie e le paure sono azzerate.

Se questo stato d’animo rende l’arrampicata una disciplina unica nel suo genere, un altra sfumatura che si apprezza è il senso di libertà. Il contatto con la natura. Scaliamo spesso in falesie con vie sempre più difficili e articolate. E’ il mosaico naturale di questo scenario, che rende la giornata unica.

Tutto questo si esalta e diventa più intrigante e maestoso quando arrampichiamo in ambiente. Vie di montagna che ci portano a vivere un esposizione da brivido. Appesi ad una sosta a centinaia di metri. L’adrenalina sale. Tutto intorno il paesaggio alpino rende la scalata unica. Il rumore del vento, i comandi del compagno, i colori della vegetazione e le sfumature della roccia.

Ti senti davvero importante e perfettamente integrato nella natura che ti circonda. Vorresti condividere queste sensazioni con chi ami, ma sei comunque contento di farlo con i compagni di cordata che hanno speso le tue stesse energie per salire la parete. Questo succede sempre ogni volta che scalo.

La stagione invernale arriva puntualmente e tutta questa magia viene un po’ adombrata dal freddo, dalla neve e dalle condizioni della roccia spesso ghiacciata o quantomeno umida.

Ma l’uomo non si ferma davanti a questo piccolo ostacolo. Ecco una buona amica che ci viene in aiuto in questo periodo così buio. La Plastica.

Quando cominciai ad arrampicare lo feci in una piccola palestra con 2 semplici pareti più o meno strapiombanti. Non riuscivo a trovarci un senso. Seguire quelle prese colorate mi ricordava quei video giochi giapponesi dove bisogna ripetere i movimenti indicati dal monitor. Tutto finto, tutto così… di plastica.

Devo considerare anche il fatto che stavo ancora cercando lo scopo della mia arrampicata. Perché lo stavo facendo. Boh… forse semplicemente per fare qualcosa. Prima di cominciare ad arrampicare facevo una vita sedentaria e senza molti stimoli. Queste pareti di plastica non erano comunque stimolanti.

Guardavo gli altri discutere delle difficoltà dei passaggi con un punto interrogativo disegnato in viso. Tutto cambiò quando si cominciò a toccare la roccia per i motivi di cui sopra.

Oggi però la plastica è davvero un’amica. Sono iscritto almeno a 5 strutture di arrampicata indoor. E la cosa curiosa é che ci vado volentieri. Innanzitutto si sta al calduccio, e nelle giornate uggiose non si deve rinunciare al sacro rito della scalata settimanale. Ho conosciuto la pratica del Boulder indoor che non mi esalta particolarmente ma ho capito che allena tantissimo.

L’ultimo inverno passato sulla plastica mi ha fatto crescere sia dal punto di vista del grado che da quello fisico atletico e mentale. Ho potuto apprezzare come i movimenti obbligati e a volte innaturali eseguiti in palestra, diventano poi spontanei sulla roccia. Grazie alla plastica ho la consapevolezza del carico che le mie braccia possono sopportare e l’equilibrio si è sviluppato ulteriormente.

Se prima mi facevano sorridere personaggi come il mio amico Fabrizio, noto come “The King of Plastic”, che capisce appunto solo di arrampicata su plastica, oggi anche io apprezzo questa curiosa variante colorata della scalata. Oggi vado in palestra spesso e con costanza.Tutto finalmente ha un senso. Anche quest’inverno l’impegno in palestra sarà tanto. Visto il risultato che otterrò questo non mi pesa.

Spero che L’ ambientalista Greta non cerchi di far chiudere queste strutture perché qui, la plastica é utilizzata bene e produce solo del gran sudore.

Buone arrampicate

G.