Piemonte – Mottarone (NO)

Era una solare mattinata di inizio estate ed io stavo risalendo a bordo del mio 106 rallye ormai d’epoca  la tortuosa stradina che conduce alla sommità del Mottarone. Con me, sul sedile del passeggero, c’era Roberto, con cui facevo coppia fissa di scalata in quel periodo. Entrambi arrampicavamo saltuariamente da poco più di un anno e quella appena trascorsa era stata la per noi la prima stagione di uscite regolari.

Tutto era così bello, della bellezza di cui risplendono le cose nuove e fortemente desiderate. Giunti all’ampio parcheggio sterrato, proprio dove d’inverno frotte di sciatori si preparavano per raggiungere gli impianti di questa piccola stazione sciistica, ci incamminammo verso la falesia della Balena, seguendo la traccia di sentiero che scendeva lungo una delle larghe creste erbose che fanno da contrafforte alla cima vera e propria di quella montagna dalla conformazione così singolare.

Recentemente avevo scoperto in me una particole attrazione per l’arrampicata di aderenza, tanto da spendere molte delle mie uscite sulle placche appoggiate del Sass Buticc. Contrariamente all’opinione comunemente espressa dagli altri principianti che conoscevo, che detestavano questo stile, io amavo il sottile gioco di equilibrio che le placche così inclinate richiedevano e trovavo persino appagante il senso di incertezza e di aleatorietà che caratterizzava i passaggi difficili.

Giunti alla falesia, scalammo per l’intera mattinata. Fin dai primi tiri di riscaldamento, su terreno veramente facilissimo, sentii che quella era una giornata buona. Nonostante la tecnica ancora molto approssimativa, i movimenti si susseguivano senza eccessivo sforzo ed era un piacere toccare con le mani quello splendido granito rosa che sembrava essere lì solo per essere scalato. Tiro dopo tiro percepivo la confidenza con la roccia aumentare sempre più e questo mi esaltava. Non credo ci sia sensazione migliore di quando essa smette di essere un nemico esterno da vincere e diventa qualcosa in cui è possibile fondersi, provando un piacere fisico ineguagliabile.

Mi capitò così di osservare, mentre mi calavo dopo aver scalato  una piacevole fessura di quinto, una placca liscissima proprio a sinistra. Controllammo sulla guida che avevamo portato con noi: “Tutto Subito” 6C. Erano difficoltà per me ancora fantascientifiche, ma l’attrazione estetica per quella meraviglia ebbe la meglio. Decisi di provare, nonostante il caldo del mezzogiorno lasciasse presagire condizioni non certamente ideali per quel genere di movimenti. Già la partenza era tutt’altro che banale, con un piccolo boulder di equilibrio necessario a raggiungere la placca vera e propria. Dopo un minuto di scoramento, notai una piccola reglette rovescia in basso.

Premendo con il palmo della mano sinistra sul bordo svasato della placca e tirando contemporaneamente con la destra la piccola tacchetta, riuscii ad alzare il piede destro fin sul bordo e, dopo, dopo aver caricato il peso, mi sedetti sul tallone accoppiando in alto anche l’altro piede: ero partito bene. Ora avevo davanti a me il tratto veramente liscio. Con esasperante lentezza avanzai di pochi centimetri per volta, le mani appoggiate a quello scivolo di granito ed il bacino proteso in fuori per meglio caricare i piedi disperatamente spalmati in aderenza. Era davvero dura, ma non volevo mollare.

Giunsi così a quello che identificai come il passo chiave: un bombamento simile ad una piccola onda solidificata nel granito costringeva a caricare alto il piede destro su  di una microscopica concrezione, impedendo di procedere per piccoli passettini. Dopo aver avvisato Roberto di prestare la massima attenzione, visto che ritenevo il volo imminente, con le pulsazioni che salivano sempre più cominciai a trasferire lentamente il peso sull’appoggio alto e, inaspettatamente, la mia Anasazi non scivolò. Senza quasi accorgermene, mi ritrovai sulla cengietta superiore. Era fatta. Percorsi gli ultimi facili metri sulle ali dell’entusiasmo e rinviaii la sosta arrugginita con un profondo sospiro che conteneva sia felicità che sollievo.