Val Sermenza

Testo e foto di Geko67

Non so perché, ma questo è stato il mio primo obiettivo importante da quando ho cominciato ad arrampicare. La Torre delle Giavine, sarà forse per la curiosa struttura di questo monolite, 90 metri di altezza di solido gneiss o per la sensazione di qualcosa di irraggiungibile, per uno che come me, era agli inizi. La torre per un po’ non mi fece dormire sonni tranquilli. Dovevo assolutamente salirla, era diventata il sogno da realizzare.

Allora, non ero di certo in grado di affrontare questa salita da solo. Era quasi un ossessione, cominciai così a parlarne con Gianni, la guida alpina con cui ho cominciato questa avventura. Lo stressai a tal punto che un giorno mi disse “basta Gilberto, andiamo a fare sta torre”. A questo punto cominciai a chiedermi se fossi in grado di scalarla ma ormai non si poteva più tornare indietro.Ero abbastanza tranquillo perche Gianni, non mi avrebbe mai fatto salire se non ne fossi stato in grado.Torre delle Giavine

Cosi il 28 Giugno del 2015 salimmo in Valsesia. Ricordo di avere dormito poco la notte precedente ma al mattino ero più sveglio che mai. Ci trovammo presto a Boccioleto e salimmo il sentiero che in mezz’ora porta alla base della Torre. Era li davanti a me, sopra di me. Sembrava mi aspettasse.

Ci preparammo e organizzammo le cordate. Io ero con Giuseppe e Paolino. Quasi non li conoscevo ma Giuseppe ci coordinò molto bene. Ci apprestammo al primo tiro che si rivelò subito non banale. Salì per primo Giuseppe che raggiunse la prima sosta scavalcando una vecchia pianta secca che funge un po’ da segnavia. Seguimmo a ruota io e Paolino. Al secondo tiro superando un bel muretto verticale, Giuseppe arrivò alla nota foglia della torre, una lastra alta e sottile che si stacca dalla roccia. Io e Paolino lo raggiungemmo e sostammo sulla foglia. In realtà questa non è una vera e propria sosta, in quanto il tiro originale prosegue ma siccome le corde non scorrono molto bene, può essere d’aiuto sostare qui.Torre delle Giavine

Lì seduto cominciai a guardarmi attorno e a realizzare che stavo davvero scalando la Torre delle Giavine. Dalla base, mia moglie Silvia ci controllava durante la salita. Era curioso pensare che con fatica, stavamo percorrendo una via ,”la normale”, che venne aperta nel lontano 1935 da due accademici del Cai di Milano precisamente Negri e Castiglioni, con gli scarsi materiali dell’epoca. Noi invece scalavamo con scarpette super tecniche e altri strumenti moderni che rendevano l’ascesa molto più facile.

Dalla foglia risalimmo l’ultima metà del secondo tiro, seguendo un canalino che per un tratto è in comune con la “Re Bonfanti”,un altra via aperta nell’ 1985, che scalai in seguito con l’amico Maio, fino ad arrivare ad un comodo terrazzino. Qui ci trovammo ad affrontare il passo più duro di tutta la via. A raccontarlo oggi mi fa un po’ sorridere. Allora, quel passo era veramente difficile da superare per me. Cercai di azzerare in ogni modo, con friend e fettucce o mungendo i rinvii, ed in qualche maniera ne uscii.

Appena dopo, la via corre lungo uno spigolo molto esposto, con una chiodatura severa, dopodiché si raggiunge una terrazza simile ad un giardino zen tipico del giappone, questo perché ci sono delle piante con le radici scoperte, che abbracciavano la roccia e arbusti di rododendro fiorito. Qui ci soffermammo con lo sguardo all’insù, a pregustare l’arrivo in vetta. Giuseppe salì l’ultimo tiro, una decina di metri con un solo fittone. Arrivato al top, ci fece salire. In un balzo divorai gli ultimi metri. Ero in vetta, sulla sommità o comunque la si voglia chiamare. Ero li. Un sogno si era avverato. L’ obiettivo era stato raggiunto. La mia soddisfazione era a mille, il cuore pure.

Anche Paolo ci raggiunse. La cordata al completo era sulla torre. Tutto si svolse ad una velocità vorticosa, un po’ per fare spazio alle altre cordate e un po’ per la fame di Gianni, che aumentava ora dopo ora. Tre calate in doppia, di cui l’ultima degna di nota. 50 metri di discesa, in buona parte appesi senza appoggi. Diciamo che se hai paura delle doppie, queste non sono proprio friendly. Siamo di nuovo alla base della torre. Carico di entusiasmo, cerco di raccontare il più possibile a Silvia di questa avventura. Guardo gli altri soci scendere. La mia mente però vagava ancora tra i momenti vissuti su questo immenso pilastro in equilibrio sulla valle.

Ho salito altre 4 volte la Torre delle Giavine, anche su vie più difficili, ma la mia prima volta ha lasciato il segno. Tante cose sono successe quel giorno.
Avevo raggiunto nell’arrampicata il mio primo obiettivo importante.Ebbi l’opportunità di scalare per la prima volta con Paolino, che negli anni è diventato uno dei miei soci migliori ed un grande amico. Soprattutto quel giorno mi resi conto che la mia strada verso nuovi obiettivi era appena cominciata.

Un rigraziamento particolare va a Gianni, che mi ha aperto gli occhi su questo mondo. A Paolino per condividere con me questo percorso, e un saluto particolare anche  a Giuseppe che ci ha tirato su  quel giorno ma che non ho più rivisto.

Quando salgo la Val Sermenza, lo sguardo si alza sempre con rispetto sulla Torre, che come una sentinella attende, i nuovi arrivati.

Buone arrampicate

G.