Miti e leggende del climber seriale

Quante volte capita di trovarsi al bar prima dell’arrampicata con altri climber. Un modo per condividere le impressioni e le esperienze relative alla via che si sta per affrontare. La conversazione si solito si svolge cosi: “Cosa andate a fare ragazzi?”, “Ma andiamo a fare la….la conosci?”,la risposta di solito è “Bella l’ho fatta tempo fa, molto tecnica ma esteticamente un gran bella via”, “hai qualche consiglio da darmi?”, “si, portati qualche rinvio in più e un paio di friend piccoli per integrare”, “comunque è fattibile?” , “si si vedrai ti piacerà”, ”ok ragazzi, grazie dei consigli, ah, il caffe lo offro io, buona arrampicata”. “magari dopo ci si trova per la merenda”, “buona arrampicata anche a voi.”

Questo fortunatamente è quello che succede nel 95% dei casi. Ma a volte si ha la fortuna di trovare una tipologia di climber molto bizzarra che ho denominato
“il Socio Selvatico”.

Il personaggio solitamente si aggira schivo, evitando i ritrovi classici degli scalatori. Alla vista di un pantaloncino sotto al ginocchio ti guarda con curiosità e con l’ansia di essere sgamato. Paga il caffe ed esce sperando di non essere riconosciuto tenendo a bada il proprio socio perché non cada nel tranello dei climber in agguato. “Hei ciao come stai, sono contento di vederti bella giornata oggi vero?” e lui “ciao, si, bella giornata” non sapendo come evitare la discussione dice “Scappo che siamo un po in ritardo”. Tutto sembra risolto ,quando la domanda più temuta arriva senza lasciare scampo, “Cosa andate a fare ragazzi ogg?i”, il panico stravolge il volto del socio selvatico e la risposta arriva lapidaria…. “andiamo ad arrampicare”

Di fronte ad una risposta cosi ci si sente stupiti e disarmati. Credendo di non esserci spiegati bene ci si riprova: “beh questo è ovvio, ma che via andate a fare?”. Il panico si trasforma in insofferenza e la risposta è degna di uno sketch da teatro dell’ assurdo. “Una vietta, si una vietta” o meglio ancora “ Una bella vietta” . La cosa più divertente è l’espressione del suo socio. Imbarazzato cerca di scappare inventandosi una scusa tipo “ciao ragazzi andiamo perché abbiamo appuntamento con altri soci, buona giornata”.

Sembra una barzelletta ma il Socio Selvatico è realtà.

Io credo che condividere queste esperienze con altri climber sia bellissimo e interessante. Fortunatamente appartengo a questa fattispecie ma il mondo è bello perché è vario e a volte bizzarro. Isolarsi in una disciplina come questa mi sembra un po’ snob. Personalmente apprezzo là socialità che si sviluppa in una giornata in falesia perché ti fa conoscere nuovi amici e organizzare insieme loro nuove uscite.

Ma voi lo avete mai incontrato il Socio Selvatico? Se si, diteci come siete riusciti a scovarlo e a smontare le risposte evasive che vi ha propinato.

Buona arrampicata a tutti
G.