Battesimo del Trad

Ceresole Reale-Vall’orco

Chi mi conosce, lo sa bene, sono un brocco. Arrampico da 5 anni circa e sono in cerca del nirvana del climber, ma non l’ho ancora trovato. Ci sono cose che al mio livello, molto basso, non rientrano ancora nelle mie corde e una di queste è l’arrampicata trad. Una cosa inarrivabile e soprattutto che mi incute timore. L’assenza di chiodi? Orroooore!!!

Grazie al mio socio/mentore, Maio, ho avuto finalmente modo di sperimentare questo tipo di arrampicata. Quindi insieme a Maio e al Vikingo, partiamo armati di friends, verso la Valle Orco, dove anche solo nome della valle mette paura. Ma io mi fido del Nonu.

Vikingo che tira

Arriviamo a Ceresole Reale e scendiamo lungo la vecchia strada dalla quale guardiamo con riverenza la nota fessura Kosterlitz, simbolo del movimento del Nuovo Mattino. Raggiungiamo in breve la base del settore Caporal, una massicciata che ricorda le pennellate di un Van Gogh, forse per i colori cangianti che riflette al sole.

Sbagliamo l’avvicinamento salendo su di un’instabile pietraia, cosa che però ci aiuta nel riscaldamento. Ma poi eccoci li, al punto di non ritorno, un diedro cupo sul quale parte la nostra linea, “Itaca nel Sole+Tempi Moderni”. Ci prepariamo e cerchiamo di toglierci le paure, pensando solo a divertirci. Maio attacca, devo dire che fa una certa impressione guardarlo ad infilare tutti quei friends, forse perché siamo abituati a vedere spit belli saldi in abbondanza. Ma poi ci si adatta. Abbiamo circa due serie di friends che vanno dallo 0,3 al 3 e serviranno tutti.Vikingo nel Diedro

Ok tocca a me. Parto, la roccia non è male, l’assenza di chiodi a volte lascia le corde un po’ volanti ed è meglio non tenderle troppo per evitare sbilanciamenti nei traversi, ma il recupero di Maio è perfetto, sembra di salire da primo. Il Vikingo mi segue a ruota e sale senza problemi.Com il Nonu

Il secondo tiro molto bello, non presenta particolari difficoltà. Una bella lama staccata, facile da proteggere e golosa di friends che termina su 2 fessure parallele, prima un po’ verticali e poi più appoggiate fino alla sosta. Sulla terza lunghezza le cose cambiano. Si risale una fessurina molto tecnica e si esce su una placca molto verticale con tacchette che massacrano le dita. Qui siamo passati su un minimo di artificiale perché il grado non ci appartiene ancora. Con fatica ma ne usciamo tutti e tre.

Di fronte a noi ecco che si profila lo Specchio di Itaca, un 8b da poco liberato liscio come.. come.. uno specchio, appunto. Passiamo ora alle lunghezze di Tempi Moderni. Un bel diedro con fessura da tirare in opposizione con un bel top svaso svaso. Traversino e altro bel diedro fisico. Il Vikingo comincia ad urlare i nomi di tutti gli dei ma ecco che anche lui forse grazie al martello di Thor, salta fuori. Il diedro del 5 tiro si fa risalire bene fino alla sosta. Qui quando tutti siamo belli stanchi, ecco che arriva il tiro piu’ difficile. Risalendo una placchetta semplice, si arriva alla base di questo diedro che guardandolo dalla sosta, sembra appoggiato e fessuratissimo ma quando ci si arriva addosso, l’ appoggiatura diventa strapiombo e le fessure non sono cosi invitanti. Le relazioni parlano di 6c+ o di A0, beh verificato che il primo dato è abbondantemente veritiero, optiamo per il secondo, per tirarci fuori da sta grana.

Maio si limita ad un po di mungitura, io e ViK invece, tiriamo fuori l’edile che c’è in noi e costruiamo ottime staffe e scalette che alla fine saranno utili, pur faticando, per saltare fuori sulla placca successiva, l’ultima e appoggiatissima, per fortuna. Raggiungiamo a destra l’anello di calata di Rattle Snake e ci scambiamo una gomitata in puro stile Covid per complimentarci, soprattutto con Maio che ci ha regalato questa bellissima esperienza.Siluette

Ci caliamo ripercorrendo con lo sguardo tutti i passaggi faticosi della salita, guardandoci un ultima volta nell’immenso specchio di Itaca e domandando ad esso “chi è il miglior climber del reame?”, ma non abbiamo avuto una risposta. Risalendo lungo la strada, lo sguardo sale al massiccio del Caporal che ci guarda severo, ma ammiccante, quasi a dirci arrivederci.

N.B. Oggi Maio ci ha insegnato la regola numero 1 del trad “usare prima i friend dell’amico” Dopo il nostro passaggio, infatti, la chiodatura del secondo tiro è leggermente cambiata, questo per colpa di un costoso e ovviamente mio, Camalot C4 N° 3 che non ha più voluto tornare a casa.Cadendo su Maio

Epilogo:

Stanchi ma contenti, per coronare questo mood, ci fermiamo al Camping Peschera a farci una birretta e un bel panino bicolore ripieno di acciughe in salsa verde e rossa. Ringraziamo Thor e tutti gli dei amici del Vikingo per la protezione e come diceva sempre il grande John Bachar, riportiamo a casa il gorilla che c’è in noi.

…Alla prossima avventura

G.